Femme Fatale

di Matteo Rizzi

una in diversitate
pacem mundi augeat.
Semper regnant in Europa
fides et iustitia

et libertas populorum”

Così Peter Roland, uno dei nostri padri europei (ammettendo che qualcuno si senta ancora figlio suo), cantava l’Europa di belle speranze e grande virtù collettiva. Sulle note della nona sinfonia di Beethoven, l’inno europeo adottato nel 1972 era un bagliore luminosissimo di solidarietà, libertà, uguaglianza. Quarantaquattro anni dopo, che cosa resta di quell’Europa virtuosa?

“Una in diversitate”. E’ necessario qui soffermarsi sul concetto d’identità europea. L’Europa è bastarda, un meticcio di popoli; nordici, asiatici e latini si sono incontrati in quel non-continente che Paul Valèry definì “un piccolo capo del continente asiatico”. Pare dunque che l’identità europea non può dirsi legata solamente da un senso di appartenenza geografica o razziale. Cosa allora può mai essere questa “identità europea”? La risposta è forse l’unità nella diversità, l’orgoglio della nostra bastardaggine, la non-identità come identità indissolubile.

Pacem mundi augeat”. Qualcuno può forse contestare l’abilità diplomatica delle istituzioni europee per “rafforzare la pace nel mondo”? Qualcuno può aver da ridire sul premio Nobel per la pace assegnato all’UE nel 2012? Probabilmente no, ma a questo punto le cose sono due: o gli europei hanno la memoria corta e si sono dimenticati del loro inno in innumerevoli circostanze, prendendo parte di fatto a (quasi) tutte le guerre che si sono combattute in giro per il mondo, mossi da un bellicismo opportunista che spesso e volentieri si è mimetizzato nel concetto di “guerra necessaria”; oppure un eccesso di eurocentrismo ha portato ancora una volta a confondere l’Europa con il mondo.
Semper regnant in Europa fides et iustitia et libertas populorum”. Fede, giustizia e libertà –soprattutto dei popoli-. Ogni volta che ci sembra di poter afferrare il concetto di questi termini, questo si polverizza tra mani e ci getta nella sconfortante angoscia di trovarsi di fronte a parole vuote. Chi sono questi popoli? Cos’è questa fede? E questa giustizia? Non sono nulla di fatto, se non una manifestazione della straordinaria potenza seduttrice della nostra Europa.
L’Europa è una donna instabile, una di quelle capaci di farti credere che le cose andranno meglio fino a che, sul letto di morte, non ti dice che, in fondo, sapeva che non avrebbe funzionato. Più ce ne rendiamo conto però, più ci innamoriamo di lei, più ci fidiamo, più soffriamo delle sue disgrazie e gioiamo dei suoi successi.

In fondo siamo tutti euroscettici. Ma qualcuno può dire di non amare l’Europa?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...